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La realtà della Città di Arezzo era nel dopoguerra del tutto simile a quella di gran carte del territorio nazionale. La prima Giunta Comunale dopo la fine delle ostilità, formata dai rappresentanti del Partito d'Azione, Partito Socialista, Partito Comunista, Partito Liberale, Democrazia Cristiana e della Divisione Partigiani Arezzo e guidata da Antonio Curina (16.07.1944 - 21.03.1946) si appresta alla ricostruzione morale e materiale della Città.
Il primo quinquennio fu dedicato al ripristino ed al risanamento delle attività fondamentali: Amministrazione Statale, Comunale, privati cittadini ed enti pubblici si impegnarono in un opera difficile e complessa che andò avanti fra contraddizioni e successi, ma che riuscì tuttavia a dare alla Città l'immagine di un centro vitale ed avviato a sicuro sviluppo.
Furono ripristinati molti degli edifici pubblici e privati danneggiati o distrutti dalla guerra (Piano della Ricostruzione del 1948). Furono riattivati i servizi essenziali quali acqua, luce, gas, sanità, scuole, e furono restaurati anche molti dei complessi monumentali colpiti dalle bombe.
Furono riattivate le principali strade di collegamento riparati i ponti e fu iniziata un’opera di ricostruzione di edifici abitativi su larga scala.
In quegli anni, a prescindere dalla guerra, Arezzo era un grosso centro rurale, luogo di coordinamento delle attività agricole e di scambio dei prodotti zootecnici e della terra.
Il censimento comunale del 1951 fornì questi dati:
66.511    abitanti totali, di cui:
39.213    nel centro urbano,
10.542   nei nuclei,
16.756   nelle case sparse.
Di questi abitanti 14.568 erano dediti all'agricoltura (48%), mentre nell'industria erano occupati 6.723 (22,2%). Altre attività assorbivano 9.046 addetti (29,8%). Gli occupati nei trasporti e telecomunicazioni erano 1.283, prevalentemente nel settore ferroviario.
Il decennio 1951/1961 segnò un forte spostamento della manodopera dall'agricoltura all'industria ed al terziario, il crollo della mezzadria ed una notevole ascesa del settore commerciale. ,v
L'industria aretina del dopoguerra, se si eccettua la SACFEM (fondata nel 1906) contava su piccole aziende di dimensioni artigianali. La svolta avverrà con la nascita della LEBOLE (1955) e con il decollo del settore abbigliamento. La VEGA (1949) si accrebbe mentre in successione nacquero la STYLBERT, la FERBERT (1960), la LAB (1961). La GORI e ZUCCHI (settore orafo argentiero) passò a 600 dipendenti e si insediò alla nuova sede di Via Vittorio Veneto (1945). L’azienda era nata nel 1926 con 100 dipendenti.
L'attività edilizia e lo sviluppo urbanistico esplosero nel decennio 50/60 e trovano l'Amministrazione Comunale impreparata e priva degli strumenti necessari (il PRG del 1953 venne respinto dal Ministero dei LL.PP.).
L'esplosione industriale ed i conseguenti fenomeni di spopolamento delle campagne, di inurbamento, di immigrazione anche da aree non toscane provocarono il boom edilizio ed uno sviluppo disordinato della città lungo gli assi stradali di accesso. Il PRG del 1959 arrivò in ritardo quando oramai i guasti eranoavvenuti con lo spopolamento del centro storico, l'urbanizzazione selvaggia senza vincoli urbanistici.
Proprio nel  1965 Arezzo presentò un altissimo incremento demografico, connesso con il clamoroso sviluppo industriale:
75.209 abitanti, di cui:
54.562 nel centro urbano,
8.477   nei nuclei,
11.953 nelle case sparse
Gli occupati dell’agricoltura scesero a 6.707, mentre l'industria assorbiva ora ben 8.625 addetti e le costruzioni 2.933.
E' in questo contesto che nacque la prima vera Società di trasporto urbano e suburbano nella Città di Arezzo.
L'atto di costituzione della Società INAA, registrato al Tribunale, di Arezzo al n° 942 del 2.04.1948 riferisce che davanti al Notaio Fernando Bartolomei si presentarono i Signori: Carlo e Vittorio Giani, Giovanni ed Athos Moretti, Oreste Migner, Italo Teschi, Giovanni Raguzzi, Dante Mori, Emilio Narducci, Antonio Roteili, Bruno Marcantoni, Giuseppe Fioroni, Amieto Mori, Severino Basagni, Enzo Dall'Avo, Vittorio Vivarelli, Aurelio Rossi, Aurelio Mafucci, Giustino Rossi, Gino Carboni, Francesco Tani, che dichiarano di costituire una società a responsabilità limitata, sotto la denominazione di I.N.A.A. (Impresa Noleggio Autoservizi ed Automezzi) con sede in Arezzo, P.tta Sopra i Ponti.
La Società aveva per scopo la cessione in uso di automezzi ad altre imprese, il noleggio di automezzi ed anche l'esercizio di autotrasporto di persone e cose e di autoservizi in genere. La Società aveva durata dal 01.04.1948 al 31.12.1958 così come riportato nello Statuto.
Il capitale sociale di Lit. 300.000, interamente versato presso la Banca Popolare Aretina era suddiviso in 300 quote da Lit. 1.000 ciascuna e sono sottoscritte e versate dai componenti nel modo seguente:

Giani Carlo Lit. 5.000
Giani Vittorio Lit. 5.000
Moretti Giovanni  Lit. 20.000
Moretti Athos Lit. 10.000
Migner Oreste Lit. 30.000
Teschi Italo Lit. 20.000

Raguzzi Giovanni

Lit. 5.000
Mori Dante Lit. 20.000
Narducci Emilio  Lit. 15.000
Roteili Antonio Lit. 5.000
Marcantoni Bruno Lit. 5.000
Fioroni Giuseppe Lit. 10.000
Mori Amieto Lit. 5.000
Basagli Severino Lit. 100.000
Dall'Avo Enzo Lit. 5.000
Vivarelli Vittorio Lit. 10.000
Rossi Aurelio Lit. 5.000
Mafucci Aurelio Lit. 5.000
Rossi Giustino Lit. 5.000
Carboni Gino Lit. 5.000
Tani Francesco Lit. 10.000

Lo  Statuto stabiliva che  la Società era amministrata da un Consiglio  di Amministrazione composto da 5 membri. All'interno di questo vennero nominati un Presidente, un Vice Presidente, un Segretario ed un Cassiere.                                             
Il primo Consiglio di Amministrazione era composto dal Presidente Giovanni Moretti, dal Vice Presidente Dante Mori e dai membri Vittorio Vivarelli, Basagni Saverino e Oreste Migner.
Nello Statuto era anche riportato che le quote sociali non potevano essere trasferite senza l'autorizzazione dell’Assemblea, mentre m caso di morte, i diritti del socio sarebbero passati agli eredi che avrebbero partecipato alla Società nominando un rappresentante. In proposito ciò effettivamente avvenne, dato che negli atti successivi e nei verbali delle riunioni di cui si è a conoscenza, risultano nominativi che non facevano parte del nucleo dei soci fondatori.
Un altro aspetto che è curioso rilevare (e lo si evince dal verbale n° 22.152 dell'Assemblea del 21.04.1962) è che si ebbe una modifica dello Statuto e particolarmente dell'art. n° 14, ovvero "Durata in carica degli Amministratori". Tale periodo varierà da uno a tre anni e questo con la motivazione che il tempo originariamente previsto non rappresentava un margine sufficiente per dare la possibilità al Consiglio di Amministrazione in carica per espletare il propriomandato e dare esecuzione ai programmi che venivano di volta in volta stabiliti.
A questo proposito si oppose con il suo voto contrario il socio e Consigliere Dante Mori.
La Società INAA nacque come un'impresa artigiana, facendo conto solo sulle proprie forze e sull'iniziativa di pochi volenterosi cittadini che volevano contribuire allo sviluppo di Arezzo.
C'erano indubbiamente anche motivazioni economiche, visto che la Città, in piena fase di ricostruzione ed espansione e conla sua centralità, geografica, rappresentava un punto di raccordo di grande importanza
Inoltre il settore del trasporto pubblico di persone, in ambito strettamente urbano e suburbano, era terreno "vergine" per iniziative di questo genere e non erano trascurati i risvolti appunto economici che tutto ciò comportava

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